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Nulla si distrugge, tutto si ricicla. In Piemonte, dagli scarti del vino, semi, bucce e raspi d’uva diventano sneakers in finta pelle
Peppe Aquaro
“Vegea” ha introdotto una tecnologia in grado di trasformare gli scarti della filiera vitivinicola in un tessuto tecnico spalmato (è utilizzato nei settori fashion, arredo, automotive e packaging). E grazie a Italbiotec, sarà realizzato il primo impianto digitalizzato per la produzione di questo “tessuto”
Trasformare gli scarti della lavorazione vinicola in una “finta pelle”. E a vederla o sfiorarla, quella “pelle”, tecnicamente chiamata “Tnt”, “Tessuto non tessuto” o “tessuto di rivestimento”, destinata al mondo della moda, design, packaging e dell’automotive, non ha nulla da invidiare a quella vera. La tecnologia che consente di trasformare le vinacce in un tessuto tecnico spalmato è frutto del lavoro di Francesco Merlino, 36enne fondatore e innovation manager di Vegea, azienda italiana nata nel 2016 e partecipata da Italbiotec, società benefit attiva nei servizi per l’innovazione delle imprese nei settori Life Science, Agroalimentare e Bioeconomia.
L'hub del futuro
Italbiotec è stata di fatto un acceleratore tecnologico per Vegea in quanto è riuscita ad aggiudicarsi un nuovo progetto di ricerca e sviluppo, finanziato nell’ambito del “Bando Swich Piemonte”, per la realizzazione di un primo impianto nativo digitalizzato dedicato alla produzione del tessuto tecnico spalmato ottenuto dagli scarti di uva derivanti dalla vinificazione. Vegea ha nel suo stesso nome la sua ragion d’essere: «Veg sta per vegano, in quanto i nostri materiali non hanno nessun tipo di origine animale, mentre Gea, che significa terra, indica dove prendiamo le nostre materie prime: soprattutto semi, bucce e raspi d’uva recuperati da alcune aziende vitivinicole del Piemonte», spiega Merlino, il cui processo tecnologico, ormai brevettato, è stato subito proiettato nel mondo intero. «Siamo stati i primi a lavorare su questo processo di trasformazione, che è ormai brevettato, trasformandolo in prodotto. E per costruirci il nostro bacino di clienti abbiamo dovuto guardare fuori dall’Italia, in quanto nel nostro Paese gli utilizzatori di tessuti di rivestimento si servono, nella maggior parte dei casi, di tessuti tradizionali derivanti dal petrolio»
“Pelle” per le scarpe
Il primo prodotto realizzato da Vegea? «Il nostro tessuto di rivestimento è stato utilizzato per la produzione di sneakers, che, insieme alle borse, rappresenta il maggior utilizzo del materiale», risponde Merlino, il quale sa benissimo che è nell’innovazione costante la forza del brevetto Vegea, utilizzato anche nel packaging (soprattutto nei cofanetti per gioielli e orologi): «Stiamo lavorando su una nuova tecnologia che permetta la tracciabilità del materiale in modo che il consumatore possa risalire all’intera filiera della produzione, servendoci di un Qr code tecnologico e dell’Intelligenza artificiale».
Prima della vinaccia
Ma parlando di Vegea non si può non chiedere al suo fondatore come e perché si è arrivati alla vinaccia per realizzare questo tessuto non tessuto: «Abbiamo cercato delle materie prime che contenessero degli oli specifici che potessero essere miscelati: la vinaccia è risultata essere la materia prima più interessante già dai primi test», ricorda Merlino, illustrando poi le diverse fasi di lavorazione: «La vinaccia viene separata in due macro-componenti: la ligneo-cellulosica e tutto ciò che è olio, entrambi purificati e mescolati fino al composito da spalmare su una macchina di spalmatura industriale. Il colore di base del materiale è un marrone tendente al rosso: però, a questo colore di base si possono inserire dei pigmenti a seconda delle richieste».
Una crescita continua
Ed ecco il ruolo di Italbiotec in Vegea: «Grazie alla loro partnership siamo riusciti ad entrare in contatto con le università e, dallo scorso anno, Italbiotec è entrata come socio di minoranza nella nostra azienda», spiega Merlino, il quale aggiunge: «Vegea è in un processo di crescita continuo: per il momento produciamo 50 mila metri di rotoli di tessuto di rivestimento all’anno, per 2 milioni di fatturato, ma ben presto, proprio grazie al nuovo impianto industriale, potremo arrivare a un fatturato di circa 20 milioni di euro per una produzione di 500 mila metri di rotoli di tessuto Vegea», conclude l’innovation manager.
