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Dagli scarti del vino nasce il tessuto per moda e auto
Con GrapeSkin le vinacce diventano prodotto tecnico usato dal fashion al packaging. Senza consumo di acqua
Franco Canevesio
Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior, cantava nel 1967 Fabrizio De André.
Oggi, quasi sessant’anni dopo, il verso può tranquillamente cambiare in: “dalle vinacce nascono i tessuti”. Merito di ItalBiotec, società benefit e Pmi innovativa, ma soprattutto della sua partecipata Vegea, giovane azienda italiana che dallo stabilimento di Burago di Molgora, in provincia di Monza e Brianza, ha introdotto una tecnologia proprietaria che consente di trasformare le vinacce, cioè gli scarti della filiera vitivinicola, in tessuto tecnico impiegato nei settori fashion, arredo, automotive e packaging. Il risultato ditale processo è un biocomposto, GrapeSkin, completamente bio, caratterizzato dall’elevato contenuto di materie prime vegetali, rinnovabili e riciclate. Rispetto ai materiali tradizionali, GrapeSkin riduce del 40% la produzione di anidride carbonica: è un materiale privo di solventi tossici per l’uomo e per l’ambiente e il processo produttivo, non prevedendo l’uso di acqua, minimizza il consumo di risorse idriche.
“Collaboriamo con diverse aziende vitivinicole del Piemonte che ci forniscono gli scarti della produzione di vino, la vinaccia”, spiega Francesco Merlino, founder e Innovation manager di Vegea. Il progetto prevede tempistiche di realizzazione di 24 mesi: i costi ammontano a circa 1 milione di euro. Il progetto è sostenuto dal Bando Swich Piemonte da 700 mila euro circa per il supporto alle attività di ricerca, sviluppo, innovazione, utili al consolidamento industriale della tecnologia Vegea che si pone l’obiettivo di realizzare un impianto digitalizzato, capace di aumentare l’efficienza produttiva, la tracciabilità dei processi e la scalabilità internazionale della tecnologia. Anche per questo, il cammino della società (che quest’anno chiude con un fatturato da 1,5 milioni) si incrocia con quello della partecipata Italibiotec.
“Già da un paio d’anni spiega Diego Bosco, amministratore delegato di ItalBiotec stiamo investendo una quota di partecipazione in Vegea, che ha necessità di scalare i volumi”. Il processo produttivo si suddivide in 4 fasi. Prima fase, il recupero degli scarti della produzione del vino: vengono recuperati semi, bucce e raspi d’uva, ovvero la vinaccia, che diventa materia prima preziosa. “Questi scarti dice Merlino vengono miscelati e puliti per iniziare il loro processo di trasformazione”. Secondo step, l’estrazione e il trattamento della materia prima. “La vinaccia spiega l’ad subisce un processo di distillazione, per eliminare il contenuto alcolico residuo, e di essiccazione per rimuovere l’acqua. Inoltre, viene sottoposta ad un trattamento fisico, che ne ottimizza le proprietà naturali, preparando il materiale alla fase successiva, la terza, ossia lo sviluppo del biocomposto: dai semi d’uva si estrae l’olio che viene polimerizzato e miscelato con la parte lignocellulosica della vinaccia. Il risultato è un biocomposto denso ed uniforme”. Il biocomposto viene “spalmato e livellato in diversi strati”. Successivamente il materiale viene posto in un apposito forno per l’asciugatura e solidificazione: infine, la carta di supporto viene rimossa. “Così nasce GrapeSkin aggiunge Merlino materiale biobased, cruelty free, made in Italy”.
Aggiunge Bosco: “Vegea è già produttiva con la sua tecnologia. Quello che fa in questo momento è un upgrading per renderla più sostenibile da un punto di vista economico, in modo da alzare i volumi di produzione e i soggetti che possono accedere all’acquisto di questi tessuti ma anche rendere la produzione più automatizzata”.
